A Ipack-Ima per scoprire la Carta etica del Packaging

La Carta etica del Packaging sarà resa pubblica a Ipack-Ima 2015 (19-23 maggio, Fieramilano), al Padiglione 14 – Stand I 35.

In fiera sarà tra l’altro disponibile il documento in italiano e inglese, sotto forma di poster, e contemporaneamente sarà pubblicato on line.

Da ricordare che il 22 maggio 2015, alle ore 11 nella Sala Progettare il Futuro (Padiglione 14) si svolgerà un incontro di presentazione e di dibattito tra esperti del settore e rappresentanti del mondo dei consumatori.

INVITO_Carta-etica-del-Packaging piccoloLa Carta etica del Packaging, promossa da Edizioni Dativo (ItaliaImballaggio magazine), è stata redatta dal Dipartimento di Design, Politecnico di Milano (Responsabili scientifici: proff. Giovanni Baule, Valeria Bucchetti) ed è patrocinata dall’Istituto Italiano Imballaggio.

A Ipack-Ima per scoprire la Carta etica del Packaging: il programma dell’incontro del 22 maggio.

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Che cos’è la Carta etica del Packaging

Principi condivisi per progettare, produrre, utilizzare gli imballaggi in modo consapevole.

Il progetto Carta etica del Packaging ha come obiettivo di promuovere una corretta “cultura del packaging”, ma anche dare testimonianza di attenzione da parte del mondo del packaging alle esigenze dei consumer (cittadini consapevoli, richiamati dai valori espressi dalla catena della merce).

CHE COS’È LA CARTA ETICA DEL PACKAGING

  • Pannello Carta etica del PackagingUno strumento di riflessione e di impegno per un intero comparto.
  • Un documento di principi da condividere, nell’ottica del “consumatore”.
  • Una forma di contratto ideale tra gli attori del sistema.

Il packaging, nel suo essere oggetto essenziale e contraddittorio, sta vivendo ora una fase di piena maturità che, come tale, richiede di aprire un percorso di riflessione condiviso.

Se da un lato le “narrazioni contrarie” in questi ultimi anni ne hanno messo in luce in particolare le criticità, dall’altro non è possibile sottrarsi ad un ripensamento generale per far evolvere il packaging nel rispetto dei bisogni del consumatore, dell’utilizzatore, dell’ambiente, della società.

Pur essendo la risultante di un processo che vede coinvolti numerosi soggetti, l’imballaggio non dispone di una “piattaforma” comune che raccordi punti di vista, esigenze, obiettivi.

La Carta etica del Packaging vuole rappresentare pertanto un momento concreto di condivisione di principi, per mettere in connessione tutti gli attori del sistema, al centro del quale è posto l’utente, per arrivare a tutti indistintamente, per promuovere una nuova cultura dell’imballaggio.

La CARTA vuole essere quindi uno strumento di riflessione e di impegno, attorno al quale convergere.

Un documento di principi da condividere per accompagnare il packaging in questo passaggio e per promuovere un futuro più consapevole; un documento facilmente fruibile, espresso attraverso un linguaggio diretto in grado di arrivare “a tutti”.

La prospettiva adottata è quella del “consumatore” che sappiamo essere un utilizzatore del packaging-strumento, un fruitore delle informazioni che esso propone, un utente del servizio erogato dall’artefatto, un interprete del packaging come oggetto culturale.

È da questa prospettiva che si sviluppa l’esigenza di una forma di contratto ideale tra gli attori del sistema che, attraverso la sottoscrizione del documento, si impegnano a condividere principi verso cui tendere, rendendo pubblica la scelta senza sovrapporsi alla normativa, né assumere forma cogente.

La Carta etica del Packaging è promossa da Edizioni Dativo, con la collaborazione del Politecnico di Milano – Dipartimento di Design, ed è patrocinata dall’Istituto Italiano Imballaggio.
La Carta etica del Packaging sarà resa pubblica a Ipack-Ima 2015 (19-23 maggio, Fieramilano), al Padiglione 14 – Stand I 35.

In fiera sarà tra l’altro disponibile il documento in italiano e inglese, sotto forma di poster, e contemporaneamente sarà pubblicato on line.

Da ricordare che il 22 maggio 2015, alle ore 11 nella Sala Progettare il Futuro (Padiglione 14) si svolgerà un incontro di presentazione e di dibattito tra esperti del settore e rappresentanti del mondo dei consumatori.

A Ipack-Ima per scoprire la Carta etica del Packaging: il programma dell’incontro del 22 maggio.

 

Nel segno Dell’Oro

È una piccola architettura destrutturata ispirata all’arte dinamica e raffinata di Tamara de Lempicka, il nuovo flacone di Francesca Dell’Oro Parfum, un flacone bifronte, sfaccettato e prezioso, costruito in modo sartoriale sulla versatile e gioiosa personalità di questa emergente e talentuosa creatrice di essenze.

Francesca Dell’Oro Parfum nasce nel 2011 a Piacenza come laboratorio olfattivo artistico. Tutte le essenze di questo giovane marchio sono fragranze da “interpretare”, eleganti e inconsuete che, come in un infinito gioco di specchi, riconducono a realtà complesse e multiformi, ora più impalpabili e frivole, ora conturbanti e dense, talvolta romantiche, talaltra irriverenti e sensuali, ma sempre luminose e grondanti joie de vivre, proprio come il prezioso flacone-scultura, ideato in esclusiva dallo studio creativo Sonia Pedrazzini Design Atelier e ritagliato ad hoc sulla personalità poliedrica ed elegante di Francesca.

delloro_pedrazzini_1_webIl risultato è una gemma bifronte: sfaccettata e spigolosa sul davanti, tonda e liscia come un sasso levigato sul retro. Un oggetto che si tiene piacevolmente in mano, che si usa e si mostra volentieri e che esalta e riflette il colore intenso dei liquidi racchiusi: per il momento sette diverse fragranze, Ambrosine, White Plumage, Lullaby e Francine le prime della serie, a cui si sono aggiunte di recente Envoutant, Fleurdenya, Page 29, tutte sigillate da un tappo in zama, lucido, compatto, profondamente nero.

Il vetro, pesante, puro – come un prisma di cristallo dalle linee nette, asimmetriche, che catturano la luce per poi diffonderla in rifrazioni nuove e sorprendenti – è stato realizzato dalla storica vetreria francese Pochet  du Courval.
La forma del flacone s’ispira all’elegantissimo cubismo di Tamara de Lempicka, prototipo di donna moderna, colta ed emancipata, proprio come Francesca.
Un flacone iconico e rigoroso, ma anche suggestivo e seducente, che fonde insieme allusioni retrò e decostruzionismo postmoderno.  Classicità e contemporaneità nello stesso istante perchè è questo il connubio che rappresenta al meglio lo stile di Francesca Dell’Oro oggi.

Envouant_pack_ok_webA completamento del packaging, per custodire le sette diverse essenze, è stato realizzato un cofanetto lussuoso ed essenziale caratterizzato, nell’apertura, da uno scuretto a taglio obliquo che riprende i tagli inclinati delle sfaccettature del vetro. Un forte senso di luminosità e vitalità sono ottenuti grazie alla grafica minimale, all’uso di pregiata carta bianca Fedrigoni e alla sapiente declinazione di quattordici tinte pantone che, oltre a creare accurati giochi grafici aiutano ad identificare le sette fragranze e definiscono l’immagine coordinata del marchio, un perfetto mix di lusso, ricercatezza e design.

 

www.francescadelloro.it

photo Mario Donadoni

Arjowiggins Creative Papers bene, anzi meglio

Nel 2014  Arjowwiggins ha lanciato prodotti importanti. Ricordiamo, A+S61, una raccolta di 61 campioni di carte al top di gamma: i più fashion, amati e cool oggi disponibili nell’ampio portafoglio del gruppo francese. Ma anche il prezioso Conqueror Book, che racconta una storia lunga ben 125 anni, e i  due nuovi swatch book di Curious Matter e Rives Sensation Matt. Molte le sorprese anche per l’anno in corso, tra cui la Pop Up Exhibitions di Milano che si svolgerà dal 19 al 21 marzo presso la Galvanotecnica Bugatti.

Il Gruppo cartario francese, per quanto riguarda l’area Southern Europe, chiude il 2014 con risultati molto positivi sia nel mondo delle applicazioni grafiche che del luxury packaging.
«Quello appena concluso è stato un anno di entusiasmo, novità e risultati inaspettati» ha dichiarato in un recente incontro Simone Medici, amministratore delegato di Arjowiggins Italia nonché direttore sales & marketing della divisione Creative Papers per l’area Sud Europa e Turchia. «L’Italia, indubbiamente, ha sofferto più degli altri paesi dell’area, sebbene nella seconda parte dell’anno abbia saputo esprimere un’inversione di tendenza e una crescita più equilibrata».

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Il packaging secondo Nendo

Il packaging giapponese non è mai un imballaggio “trascurato”. È sempre esteticamente ineccepibile, concettualmente innovativo, tecnicamente corretto, graficamente elegante. Come dire, possiede un’anima, oltre che un involucro. Il pluri acclamato designer Nendo ne ha realizzati alcuni molto interessanti.

giftote_bag_akihiro_yoshida_ok_WEB2Giftote-bag
Bastano tre mosse e un semplice pacchettino di stoffa si trasforma in borsa. 
È Giftote-bag, una bella confezione regalo pensata per godere di una seconda vita; una borsina in tela, proposta in tre diverse misure e fornita di un lungo e resistente nastro colorato (sei le tinte disponibili), da ricostruire – una volta spacchettato il dono – facendo passare il nastro in appositi occhielli in modo da formare maniglie regolabili e, quindi, da riutilizzare come shopper per la spesa. La Giftote-bag è un imballaggio vero e proprio, realizzato cercando di mantenere i costi di produzione più bassi possibile, riducendo al minimo le fasi di lavorazione e le parti cucite.
È un progetto, confida Nendo, che contempla la felicità momentanea di quando si riceve un dono inaspettato ma anche la gioia di un ricordo che prosegue nella vita di tutti i giorni.

TSUYA_skin_gamma_hiroshi_iwasaki_WEBTSUYA skin

La linea di prodotti skincare TSUYA skin del marchio giapponese Shu Uemura ha una prerogativa: garantire alle donne una pelle trasparente, liscia come porcellana e luminosa come diamante, un concetto che il packaging avrebbe dovuto rappresentare ed esaltare degnamente.
Così il designer giapponese Nendo ha creato flaconi, vasi e tubetti dalla forma elegante e morbidamente ondulata, di una luminosità bianca perlescente. Piccole e sinuose sculture cosmetiche che vogliono esprimere la bellezza interiore ma anche la tensione verso la perfezione.

1_WEEK_SALAD_verticale_web1 WEEK SALAD

Fortemente innovativo è il progetto 1 week salad, sistema di imballaggio ideato da Nendo per l’omonimo marchio di insalate biologiche.
1 week salad è una giovane azienda creata da Toshiba, dopo la riconversione industriale di una ex fabbrica di semiconduttori. Fulcro dell’operazione è stato il  riutilizzo della “clean room” (la stanza asettica dove venivano prodotti i semiconduttori) per coltivare e confezionare insalate biologiche.
Grazie alla luce fluorescente a onda lunga, al sistema di climatizzazione controllato e a un sofisticato impianto di sorveglianza a infrarossi che tiene monitorata in ogni istante la crescita delle verdure, nonché un particolare sistema di sterilizzazione degli imballaggi, Toshiba è riuscita a garantire la produzione annuale di un’insalata che si conserva in frigorifero per una settimana circa, proprio per il fatto di non essere mai entrata in contatto con insetti o batteri.

Per mostrare la freschezza naturale del prodotto, il designer ha scelto contenitori di plastica trasparente, come quelli utilizzati per smoothie e frullati.
Per indicare la data entro la quale consumare il prodotto, ha poi progettato la sagoma colorata di un grande numero, posto scenograficamente all’interno di una cupola trasparente, come fosse un pop-up. L’insalata è proposta ogni giorno con un condimento diverso e (alla stregua dei Baci Perugina nostrani o dei biscotti della fortuna) con un piccolo pensiero quotidiano su cui riflettere, nascosto all’interno del cartoncino che riporta la data.

Per informazioni ulteriori: http://www.nendo.jp
Photos by Akihiro Yoshida

Ritorno alle origini

Perché non riscoprire il piacere di tenere fra le mani una saponetta profumata? La solidità di un oggetto che si scioglie pian piano tra le nostre dita, che possiamo stendere sulla pelle, come una carezza, che ci seduce con un packaging minimale ed effimero, ma molto elegante.

London Fields Soap Company è un’azienda dell’East London con l’ambizione di rilanciare, in epoca di detergenti innovativi, liquidi e cremosi, il classico sapone in barra di una volta. 
Per farlo si è affidata a One Darnley Road, giovane agenzia di creativi che ha lavorato su un’identità di marchio coerente con prodotti fatti a mano e sostenibili, artigianali e biologici ma che anche, per meglio rappresentare “l’estetica del pulito”, dovevano essere necessariamente belli.

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Tutti i prodotti di London Fields Soap Company sono realizzati in piccoli lotti, a chilometro zero, ad Hackney, East London. Gli ingredienti principali includono il tè e la menta piperita (ingredienti talmente buoni da essere commestibili, come sostiene la titolare dell’azienda, Tabitha Kleinert!).

Per il nuovo marchio, che doveva coniugare artigianalità e sensibilità moderna, ci si è ispirati alle tipiche atmosfere Art-Deco, alle sue grafiche (specialmente quelle dei tessuti) e ai suoi caratteri tipografici, resi però più contemporanei.

London_soap_01_WEBAnche per il packaging l’ispirazione è stata un esplicito riferimento alla tradizione locale: l’East End di Londra, infatti, vanta una lunga tradizione nel design e nella fabbricazione tessile. Basti citare, una tra tutti, la storica manifattura di seta e velluti Warner & Sons, che per oltre duecento anni ha prodotto meravigliose stoffe per la regina e i nobili di tutto il Regno Unito.

God save the soap.

“Mal d’Africa”

Cristina Simen ed Emanuela Sauve sono due decoratrici d’interni che dopo vari viaggi in Africa, contagiate da tanta bellezza, hanno voluto condividere la loro passione proponendo una collezione di oggetti e accessori decorati con motivi africani. Tra gli altri, anche flaconi, bottiglie, tetrabrick, confezioni varie che, anziché finire nella spazzatura… 
Una contaminazione che ci piace molto.

Cristina e Emanuela, vivono e lavorano tra Roma e Milano; la loro formazione professionale è quella tradizionale (finti marmi, finti legni, trompe l’oeil e tutto quello che riguarda la decorazione classica) appresa presso il prestigioso Institut Supérieur de Peinture Van der Kelen a Bruxelles.

Lì si sono conosciute e da una decina di anni collaborano in totale sintonia sviluppando idee e progetti e osando sperimentare anche su territori meno ortodossi.
 Come loro stesse ammettono l’ispirazione può nascere in qualunque momento e da qualunque contesto… una parete sbrecciata, un taglio di luce, un ferro arrugginito oppure, come in questo caso, da un viaggio, per esempio in Africa.

I colori, i disegni, le stoffe WAX – stampate con una speciale tecnica a cera – il fantasioso modo di riciclare oggetti poveri e destinati a esser buttati via, ha messo subito in moto il processo creativo che le ha spinte a ideare la collezione chiamata, appunto, AFRICA.
Subito sono stati dipinti set per la tavola, sottopiatti, sottobicchieri e centrotavola decorati come le stoffe africane che le avevano tanto affascinate; e poi tavolini/vassoi, piatti, borsette in legno leggero.

suavesimen_3_rossi_WEBInfine, la serie dei vasi ricavati da imballaggi di vario tipo: contenitori di plastica per detersivi o cartoni del latte, scelti con attenzione e poi decorati e verniciati.
Un nuovo vestito, semplice eppure di grande impatto, per impreziosire e dare una seconda vita a quello che solitamente buttiamo con troppa fretta nella spazzatura.

La prossima volta, pensateci bene, l’abito fa il monaco. Anche per il packaging.

L’azzurro che vince

Dopo mondiali di calcio così disastrosi, c’è proprio bisogno di consolarsi, per esempio con un buon piatto di pasta. Voiello si veste di nuovo e conquista premi e palati.

Voiello, uno dei marchi italiani più antichi e famosi, ha sempre offerto un’ampia selezione di formati di pasta preparati con i migliori grani e seguendo le regole della tradizione. Ultimamente, però, l’immagine faticava a rendere merito alla premiumness dei prodotti, rendendo dunque necessario un progetto di rebranding per ribadire la leadership del marchio nel segmento alto del mercato.

L’incarico è stato assegnato alla società di consulenza FutureBrand, che, lavorando soprattutto sulla grafica, sul logo, il colore e la forma della finestra, ha rivisto il packaging system di tutta la gamma Voiello. 
Il nuovo packaging fa parte di un più ampio piano di comunicazione, che, utilizzando piattaforme diverse, è stato studiato per diffondere al meglio tutti i valori della marca.
Spaghetti_FRONTE_web«Lavorare su un brand che risale al 1879, ci ha dato l’opportunità di esplorare i codici visivi dell’epoca e di studiare le confezioni originali di Voiello» spiega Chiara Pomati, Creative Director di FutureBrand.«Proprio da quei codici visivi, così ricchi di personalità, abbiamo tratto l’ispirazione per il nostro lavoro creativo».

Il risultato è un design semplice e tuttavia raffinato, che attinge alla storia di Voiello e la trasforma in sinonimo di qualità, giocando sia su elementi del passato che elementi contemporanei. Voiello parla tramite i suoi pack e racconta la propria pasta con frasi immediate e dirette che esaltano i plus del prodotto, rassicurando il consumatore e ribadendo il proprio saper fare. Il progetto Voiello ha vinto il primo premio nella categoria “Brand Identity” agli NC Awards assegnati lo scorso maggio.
Pulcinella ringrazia e noi pure.

Un bel gioco dura molto (e anche la scatola)

La famiglia Quercetti, “del giocare” ha fatto prima una passione, poi una professione e adesso un’eccellenza. Tutto ha inizio nel 1947, con un cavallino a motore che, galoppando, galoppando, galoppando….

Alessandro Quercetti inizia la sua esperienza di progettista e costruttore di giocattoli presso la Inco Giochi, una piccola realtà torinese. 
La sua prima realizzazione, Galoppa, un cavallino con cavaliere che galoppa veramente, ha un tale successo da consentire di trasformare la sua passione in un’azienda, la Quercetti, che diventerà presto uno dei nomi più famosi dell’industria italiana del giocattolo.

Nel 1953 Alessandro realizza e brevetta in Italia il prodotto più rappresentativo del marchio, la riedizione di un antico giocattolo francese, i famosi “chiodini”.
Questo semplice gioco, ottimizzato negli aspetti costruttivi e in quelli estetici, diventerà presto un successo planetario, un vero e proprio fenomeno di costume per diffusione e capillarità, un classico ineguagliabile che, ancora oggi diverte i bambini di tutto il mondo.

Quercetti_POLI_internoMolti altri sono stati i successi di Quercetti, che nell’ideazione e nella progettazione di un giocattolo, ha sempre scelto di dare assoluta priorità all’utente finale, il bambino.
Il gioco, infatti, non è visto solo come un passatempo, ma come formidabile strumento per crescere, costruire una mentalità aperta ed elastica, prendere decisioni; è un oggetto di così alto potenziale formativo da richiedere sempre grandissima attenzione e studio.

Naturalmente, nella filosofia di quest’azienda anche il packaging ricopre un ruolo fondamentale.

Già dallo scorso anno, per tutte le nuove referenze, Quercetti ha infatti innovato le confezioni, dentro e fuori.
La parte interna delle scatole è realizzata in cartoncino riciclato e le confezioni sono state pensate per essere funzionali ma con il minimo ingombro, i pezzi sono assemblati in modo logico e coerente in uno spazio compatto e il depliant descrittivo (il classico libretto delle istruzioni) è stato sostituito con una “guida all’utilizzo” in forma di poster, realizzato in una carta speciale resistente all’acqua.

È cambiata anche la veste grafica ed è stato adottato il bianco come colore di base di tutte le confezioni, per rendere più evidenti e visibili il nome e le caratteristiche del prodotto.
Ogni linea, inoltre, è caratterizzata da una fascia colorata con il tricolore e la scritta “Made in Italy” per evidenziare l’orgoglio di essere una delle pochissime aziende produttrici di giocattoli ancora in grado di realizzare tutto nel Bel Paese.